Python, virtual environment e nuovi strumenti

Sto facendo un po’ di ordine tra i miei vecchi progetti in Python, non per una vera necessità, ma essenzialmente a scopo (auto) formativo, per rivedere ed aggiornare gli strumenti di sviluppo.

Il primo obiettivo è passare a Python 3. Oramai, dal 1 gennaio 2020, Python 2 è definitivamente sul viale del tramonto, molti strumenti smetteranno di supportarlo, tra cui pip.

Il secondo obiettivo è fare ordine nella gestione delle librerie e adottare finalmente un sistema di virtualizzazione dell’ambiente di sviluppo, in modo da separare le librerie utilizzate in ogni progetto. Mi sto trovando bene con pipenv, che raggruppa pip e virtualenv in uno strumento comune.

pipenv

Dopo qualche lustro con Eclipse (Java è un vecchio amore che non si scorda mai) sto passando a Visual Studio Code e si fa presto a capire come mai è così diffuso anche nel mondo Linux. Sono disponibili moltissime “extensions”, tra cui anche quella per supportare i multi environment con Python e pipenv.

Per non aggiungere troppa carne al fuoco, mantengo il mio fidato Subversion. A dire il vero, sono evidenti i benefici di un “distributed” VCS come GIT per lo sviluppo di progetti open-source di portata internazionale, meno in ambito aziendale, a parte il famoso “lo usano tutti”..

 

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